Anatomia
Dal punto di vista anatomico, la patologia riguarda soprattutto i tendini dei muscoli estensori del polso e delle dita, in particolare il tendine del muscolo estensore radiale breve del carpo, che è spesso il più coinvolto. Questi tendini hanno la funzione di stabilizzare il polso durante i movimenti della mano e della presa; quando sono sottoposti a sollecitazioni ripetute o eccessive, possono andare incontro a microlesioni. Contrariamente a quanto suggerisce il termine “-ite”, che indica un’infiammazione, nelle forme croniche il processo è più degenerativo che infiammatorio: si osservano alterazioni della struttura del tendine, con disorganizzazione delle fibre di collagene, ridotta vascolarizzazione e comparsa di piccole aree di degenerazione tissutale. Per questo motivo, alcuni specialisti preferiscono parlare di tendinopatia epicondilica.
Sintomi
Il sintomo principale è il dolore localizzato nella parte esterna del gomito, che può irradiarsi lungo l’avambraccio fino al polso. Il dolore tende ad aumentare durante i movimenti che richiedono l’estensione del polso o la presa contro resistenza, come sollevare un oggetto, stringere la mano o ruotare una maniglia. In genere l’articolazione del gomito mantiene una mobilità completa, ma determinati movimenti risultano dolorosi, soprattutto se eseguiti contro resistenza. Con il tempo può comparire una sensazione di debolezza nella mano, legata non tanto a una reale perdita di forza muscolare, quanto al dolore che limita la contrazione efficace.
L’epicondilite si sviluppa spesso in modo graduale. Nelle fasi iniziali il dolore può comparire solo dopo l’attività che sollecita il gomito, per poi diventare più persistente e manifestarsi anche durante gesti quotidiani di lieve entità. Nei casi più avanzati, il fastidio può essere presente anche a riposo. La palpazione dell’epicondilo laterale evoca tipicamente dolore, e specifici test clinici che mettono in tensione i tendini estensori risultano positivi.
Diffusione
Si tratta di una condizione frequente tra i 30 e i 55 anni, con una distribuzione simile tra uomini e donne, ed è spesso correlata ad attività lavorative o sportive che richiedono movimenti ripetitivi e sovraccarico funzionale dell’avambraccio. Non è una malattia sistemica, ma una patologia localizzata che coinvolge principalmente l’unità muscolo-tendinea. L’evoluzione può essere variabile: in molti casi tende a risolversi nel tempo, mentre in altri può assumere un andamento più prolungato, con periodi di miglioramento alternati a riacutizzazioni.